Biografia

Biografia

…in giugno nascono anche i gemelli, mia sorella aveva già sette anni e mio fratello sarebbe nato tra altri sette, da sempre ho vissuto la dualità della famiglia d’origine.

Da parte paterna, famosi inventori, ogni oggetto può essere riutilizzato in più modi e tutto intorno a casa mia era pieno di tubi, motori, riduttori, pistoni, pompe, assali, c’erano anche pezzi di camion unti, residui della prima guerra mondiale, di tutto.

TUTTO PUO’ ESSERE RIUTILIZZATO.

Da parte materna, tradizionali allevatori e coltivatori, con un impasto di cenere e lardo si poteva salvare un animale ammalato, per capire qual’ era la sua malattia bisognava guardarlo negli occhi e chiedergli di che cosa avesse avuto bisogno, “sai ascoltare la voce di un bue?” Tutte le domande avevano pronta una risposta nel cuore della natura.

Le mie gambe dai 4 ai 30 hanno sempre avuto da qualche parte una o più sbucciature e il disinfettante l’ho conosciuto a 21 anni quando ho cominciato a stare con una ragazza terrorizzata dai batteri.

Il dolore vero, quello grande era invece la scuola, “tutti gli altri bambini sono capaci di stare seduti sulla sedia, sanno leggere e scrivere e tu Aronne? Perché non hai ancora imparato a scrivere il tuo nome? Lo abbiamo scritto assieme 100 volte!!”.

Io sapevo usare pinze e cacciaviti, sapevo calmare un gattino che piange, sapevo guidare un trattore cingolato, ma non riuscivo a stare seduto sulla sedia, gli altri bambini scrivevano e poi sapevano leggere ciò che avevano scritto.

Io correvo velocissimo, tenevo le mani aperte per essere più aerodinamico, di notte le mie mani si scaldavano sotto il cuscino, a volte temevo che si sarebbero incendiate, così andavo in bagno a metterle sotto il rubinetto, di notte anche il mio cervello correva, a volte mi svegliavo a disegnare, ma se prendo uno specchio, lo arrotolo su se stesso creando una palla con la parte che riflette verso l’interno e poi ci metto dentro una lampadina, e se poi lascio la lampadina accesa a spruzzare luce, questa la spruzza e rimbalza sulle pareti interne dello specchio sferico all’infinito, e se poi faccio un buchetto nello specchio? Tutta la luce che fino ad allora ha rimbalzato esce di colpo? Un flash? Un raggio laser? Un accumulatore di luce?

Ma gli altri bambini sapevano leggere, non pensavano a strane invenzioni, non facevano esasperare la maestra ne arrabbiare la mamma, LORO ERANO BRAVI BAMBINI.

Alle medie quando mi sono accorto che la cosa non sarebbe migliorata mi sono accorto che non valeva la pena soffrire troppo, tanto prima o poi sarei morto, era inutile disperarsi, tanto prima o poi sarebbe tutto finito. Questo pensiero poi ha preso una brutta direzione, ma chi lo avrebbe immaginato a quel tempo? Io ero solo un bambino stufo di sentirsi dire che non andavo bene. Come avrei potuto immaginare l’effetto che la frase “tanto prima o poi morirò” avrebbe avuto su di me? Come potevo sapere che sarebbe rimasta un loop, una via di fuga dalla sofferenza tanto facile e tanto presente da diventare un pensiero costante e ossessivo nella mia testa?

A scuola io avevo le ginocchia grattate, le mani unte, “giuro le ho lavate”, solo che l’olio del motore si impregna sotto le unghie e nelle rughe dei calli delle mani e ci mette giorni ad andare via, e tutto intorno a casa mia era meccanica, “ma tanto prima o poi morirò” nessuno mi dirà più che sono unto.

I colloqui scuola/genitori erano la più grande delle torture, i miei erano in ansia dal giorno prima e rimanevo punito per settimane, poveretti…. se ne sentivano di cotte e di crude da professori esasperati che speravano che spingendo i miei a castigarmi sarei diventato più incline da educare, come se far sentire loro in colpa delle mie incapacità mi potesse migliorare, o potesse vendicare la loro frustrazione. “ma tanto prima o poi morirò” non li farò soffrire ancora inutilmente.

All’inizio della terza media la prof di italiano chiamò mia madre per un colloquio, “siamo esasperati noi professori, di questo passo non riuscirà a passare l’anno, ma se dovesse riuscirci vi consiglio di trovargli un lavoro, non è fatto per la scuola”.

 

A quel tempo mia madre faceva le medie serali, che idea fantastica!

Partecipai alle lezioni mattina e sera, il pomeriggio una professoressa mi dava ripetizioni, fu incorniciata la mia prima poesia e uscii dalla terza media con Buono! Fanculo professoressa.

Lavorai d’ estate come aiuto tipografo, (il mio primo lavoro in fabbrica) spazzavo il pavimento, portavo la carta. Quell’anno mi innamorai di Carla, non ero pulito ma avevo un fisico robusto, guidavo da anni il motorino, ed ero peloso. Capii che oltre ai motori mi piacevano le ragazze, già avevo avuto qualche storiella alle medie, ma quell’estate capii che le ragazze erano meglio.

Iniziai al centro di formazione professionale, prevedevo 2 anni di scuola di meccanica prima di entrare in fabbrica, avevo paura, ma visto il “buono” della terza media forse ce la potevo fare.

Fuori da scuola elaboravo i motorini di tutti, scrivevo poesie d’amore ed iniziai la mia prima storia seria, ma la cosa più bella è che non ero più il peggiore a scuola, anzi… ero tra i migliori, a parte la difficoltà nel leggere e scrivere me la cavavo molto bene con le materie pratiche.

Alcuni miei compagni di classe facevano uso di droghe pesanti, qualcuno è finito molto male, ma come avrebbe potuto immaginarlo a quel tempo, la regola implicita era che gli adulti dicevano solo stronzate.

Uno aveva 19 anni ed era con noi in prima superiore. Il venerdì il sabato e la domenica uscivo, nella mia compagnia ero tra i più disinibiti, andavo nei paesi vicini, conoscevo altra gente e avevo la fidanzata di un’altra compagnia e questo non piaceva agli amici d infanzia. Un giorno eravamo al bar del mio paese natale con le persone con cui avevo fatto asilo, elementari e parte delle medie e con cui giocavo ai videogiochi, tornato al tavolino dove pochi minuti prima si chiacchierava, tutti i miei amici erano spariti senza avvisarmi, io non capivo, avevo pensato che si fossero dimenticati di me, un po’ triste me ne sono andato passando davanti a casa di Alessandro ho visto i motorini parcheggiati, lui aveva un anno in più di me, era pulito e profumato, ma io ero forte e sviluppato, mi sono fermato ed ho suonato il campanello, io non lo avevo capito, credevo che non avessero sentito il campanello, quindi l’ ho suonato di nuovo, ma Alessandro mi ha mandato via insultandomi attraverso le finestre semichiuse. Ok, adesso avevo capito. Tornai a casa, per un po’ rimasi a rimuginare .. “Ma quando sarei morto? Perché era successo?” Ho impiegato un po’ di anni per capirne il vero motivo, in quel momento ci ho sofferto. Velocemente ho trovato amici molto più divertenti e organizzati, però mi dispiaceva essere stato rifiutato dai bambini belli bravi e puliti con cui ho passato l’infanzia.

Per strada ci sono i cani randagi e come cane randagio avevo più storie e avventure da raccontare alle ragazze che incrociavo.

L’estate feci il falegname, finestre e porte in legno massiccio, al tempo prendevo quattromila lire equivalenti ad un pacchetto di Marlboro all’ora, molti di più della maggior parte dei miei coetanei bravi belli e puliti. Amavo la mia fidanzata, facevamo l’amore continuamente, i suoi ci hanno beccati e successivamente anche i miei, non fu un momento felice, non che non lo facessimo di nascosto, è che lo facevamo di continuo.

Da programma la seconda superiore come la terza media avrebbe dovuto essere l’ultimo anno per poi andare in fabbrica, ma io in fabbrica ci ero già stato e sapevo che potevo fare qualche cosa di più divertente, lessi i principali libri di Freud e Jung, che mattonate micidiali nel mio cervello! Ma io lessi a testa bassa, credevo di poter capire la dinamica della psiche come si capisce la termodinamica de motore.

l’estate dopo il secondo anno di scuola andai in cantiere a fare il manovale, che bel lavoro il manovale, uno tra i più belli del mondo! Poi cambiai motorino e per la prima volta nella mia vita ne comperai uno di quasi nuovo, finì la storia d’amore e mi iscrissi al terzo anno di scuola superiore, ancora una volta questo avrebbe dovuto essere l’ultimo come in un vicolo ceco la strada del CFP finiva lì, non c’erano altre possibilità, ma io ero fortunato, feci un corso speciale con altri sei miei compagni, andavo a scuola tutte le mattine tutti i pomeriggi per recuperare quanto nelle scuole normali avevano imparato in 3 anni, alla fine feci due esami, uno al CFP ed uno di ammissione all’IPSIA una scuola normale con persone normali. Dovetti ripetere la terza ma ce la feci. A quel punto cominciai a credere di poter ottenere qualsiasi cosa volessi nella vita, mi bastava un po’ di fortuna e farcela.

In terza all’IPSIA come successe per tre anni al CFP venni subito eletto rappresentante di classe, leggevo psicologia, ci provavo con le ragazze, sapevo usare le principali macchine utensili, disegnavo con Autocad, programmavo CNC, aggiustavo motori, scrivevo poesie, guidavo la ruspa cingolata e il trattore, ma non avevo avuto il coraggio che serve per morire, il mantra “tanto prima o poi morirò” era avvinghiato al mio DNA, ma io ero vivo. Quindi morivo puntualmente il sabato sera per rialzarmi il lunedì mattina.

L’estate successiva feci il falegname in una azienda che si occupava di costruire tetti in legno lamellare, mentre tra la quarta e quinta IPSIA ho lavorato per una importante azienda di trasporti, lavavo camion, scaricavo e caricavo verdura, ingrassavo alberi cardanici e talvolta guidavo nel parcheggio bilici giganteschi (esperienza davvero interessante) in quinta IPSIA invece, il sabato e la domenica ho fatto il pizzaiolo, così dopo 7 giorni dalla maturità, sono andato via di casa.

Pizzaiolo sul lago di Garda, vitto e alloggio gratis, 10 h al giorno, la mia ragazza di allora andava all’università a Trieste, viveva in una stanzetta con il pavimento in legno e le finestre bianche, a volte alle 6 di sera in pizzeria mi ricordavo i momenti con lei, momenti in cui avevo marinato la scuola per fare 6 ore di treno e 3 ore d’ amore coprendo ogni angolo della fresca stanzetta. Alle sei di sera in pizzeria era caldo, il sole rimbalzava bastardo sul lago oltre che arrivare diretto dalla vetrata, il forno a legna era a 260 gradi e il mio compagno di lavoro Kalid talvolta usava una sostanza che si chiamava SPEED, non era bello da vedere.

Dalle 15 alle 17 avevo pausa al lavoro, mi iscrissi per il test d’ingresso a Psicologia. Sempre dalle 15 alle 17 mi preparai, logica, cultura generale e epistemologia se non sbaglio. Mi sentivo svantaggiato, nessuno aveva studiato meccanica prima di fare quel test, tutti avevano chiara le geografia, la storia, l’italiano telefonai a mia madre e a mia nonna, “per favore accendete la candela e dite una preghiera, vado a fare un test all’università” dopo poche migliaia di pizze ricevetti la splendida notizia. Li capii che tutto era possibile nella vita!

Per più di un anno non lavorai, feci solo lo studente universitario, era bello, ma le parole sul libro di psicologia generale erano piccole e nere e si susseguivano una dietro l’altra di continuo, formando pagine che, come le parole si incalzassero una dietro l’altra di continuo. “Perbacco”. “Interessanti, belle! Ma dure!” Io facevo fatica, leggevo nel doppio del tempo degli altri, il doppio. Poi un giorno stavo studiando e dovetti fermarmi per fare la pipì, successivamente ricominciai a leggere, mi ci sono volute quasi due ore per accorgermi che stavo studiando pagine che avevo già studiato poche ore prima, le avevo appena lette e già non le ricordavo, proprio come alle elementari o come alle medie. Il libro aveva più di 300 pagine, nella mia vita non l’avevo nemmeno mai letto un libro così, figuriamoci studiarlo… Allora capii che la situazione era complicata, come avrei fatto con la ruspa davanti a una montagna di terra troppo grande e troppo compressa? Ecco che tutto mi era di nuovo chiaro, dovevo abbassare la pala, accelerare tutto e continuare e continuare fino a che la montagna non sarebbe sparita, così feci e presi 30, il mio primo esame 30… non ci credevo… cominciai davvero a pensare che tutto era possibile nella vita.

Mi conveniva voler vivere, conobbi Magda, Maia, Masha e Sabina, 3 ragazze croate (si erano tre) che praticavano il Reiki, mi chiesi se era possibile e mi risposi che non tutto era comprensibile e razionalizzabile come la meccanica. Ringrazio queste tre ragazze perché, per merito loro in quel periodo capii anche che non sarei morto, ma desiderarlo alimentava il circolo vizioso nel quale sguazzavo da troppo tempo, quindi decisi di desiderare di essere vivo, sapevo che l’aver sperato il contrario, per anni, si era avvinghiato al mio DNA condizionandomi la vita, sapevo anche, che ci sarebbero voluti anni per scrostarmi di dosso questo pensiero, ma capii che dovevo farlo.

Alla fine del primo anno universitario avevo una media non molto alta ma ero in linea con gli esami, presi uno zaino e partii in Interrail per Francia Belgio Olanda e Lussemburgo da solo, quel viaggio mi ricordò che è più divertente stare in compagnia, però fu una super mega esperienza.

Durante il secondo anno ripresi a lavorare il fine settimana in pizzeria, 600 euro al mese lavorando poche ore venerdì sabato e domenica. Bene… il mio programma mediamente era questo, ogni giorno mi svegliavo massimo alle 8:30, seguivo le lezioni in base al programma, il resto del tempo durante il giorno studiavo, cazzeggiavo con gli amici in stanza e facevo l’amore, la sera cenavo sempre in compagnia o da me o da altri, vivevo in una casa dello studente con altri 100 ragazzi circa ed era sempre festa, dopo cena si andava in piazza per i vari Spritzzetti tradizionali, a quel tempo la piazza era colma di gente, svenivo presto la sera, non spesso abbandonavo la festa a metà e andavo a fare le nanne, ma la mattina mi sentivo una tigre! Comprai una moto vera una Yamaha Virago 535, bellissima, la amavo, mi sentivo fichissimo, era davvero bellissima!

La tesi della triennale fu comica, la mia relatrice era incredula, credeva che la prendessi in giro e mi rimandava a casa con le correzioni da fare. Ma come fai a non saper leggere e scrivere? Ma come sempre a forza di spingere mi sono laureato.

Tolto il piede dall’acceleratore e guardatomi allo specchio ero stremato, esausto. Traumatizzato dalla fatica, non volevo più aprire un libro. Mi strinsi la mano e mi complimentai con me stesso, mi dissi che bastava così.

Non mi iscrissi alla specialistica.

Partii per un interessante viaggio in Italia, al ritorno ricevetti una notizia divertente: vinta la borsa di studio per Erasmus in Portogallo, Lisbona! Ricordai con fatica di aver fatto la domanda più di un anno prima, ma ormai era tardi? “Bella, mi sono meritato un anno sabbatico in Portogallo, studierò danza, massaggio e musica, ma soprattutto chissenefrega dell’università, vado a divertirmi!!!” mi iscrissi alla specialistica e partii, vivevo in una Vietta carina vicino al centro, Rua Dr Almirante Rais, mi iscrissi ad una scuola di danza, di massaggio ed entrai nella banda percussioni di Lisbona, dopo circa un mese di cazzeggio capii che dovevo per forza dare 4 esami per avere la borsa di studio, “nooooo la festa era finita?” Mah, provai 5 esami il primo semestre, fui promosso a 4. “YO!” Ci presi gusto e il secondo semestre ne provai altrettanti e finii l’anno con nove esami all’attivo. Mi innamorai di una portoghese, andammo a vivere assieme, alla fine di giugno andammo a lavorare in una pizzeria del sud al confine con la Spagna, durammo una settimana a circa 3 euro l’ora ma desideravamo essere pagati di più, per questo partimmo, per il Marocco, 100 euro per 10 giorni sono pochi per viaggiare, ma ci bastarono, talvolta accadeva che qualche marocchino ci chiedesse uno spicciolo, e qualche volta finiva per darlo a noi, fu molto bello, a parte l’intossicazione alimentare con la quale la mia compagna è tornata.

Ritornato in Italia decisi di concludere la Specialistica, mi mancavano pochi esami, potevo farcela, trovai una sistemazione per la mia compagna che mi seguì dopo 3 mesi, intanto cominciai a danzare ovunque, provai circa in tutte le scuole di Padova, classica, break, contemporanea, hip hop, moderna, afro, di tutto! Presto mi resi conto che in compagnia della danza tutto era più facile, decisi di allestire una compagnia di danza mia, per la prima volta feci il coreografo. Finii a fatica gli esami, finì la relazione con la portoghese, creai una tesi sulla danza, molto meglio della prima bozza, infatti la mia magnifica prof. Zorino Maria Romana, mi aiutò accogliendomi calorosamente, poi mi laureai di nuovo e come la prima volta ne uscii esausto. Quando tolsi il piede dall’acceleratore e alzai la testa mi vidi di nuovo sfinito, non avevo pianto per la conclusione della storia con la portoghese, non avevo portato attenzione a ciò che mi stava capitando attorno in quei mesi, avevo bisogno di piangere perché da quando avevo deciso di voler vivere dovevo anche accettare la stanchezza e la sofferenza come parte di una sana vita.

Berlino, salutai tutti e partii da solo. Sapevo che sarebbe stato difficile ma sapevo di avere bisogno di piangere. Alle 8 del mattino arrivai, alle 12 avevo un lavoro, ci vollero quasi due settimane per togliere il mio zaino dal freddo armadietto di metallo del dormitorio dell’ostello, eravamo circa 8 in stanza ma grazie al cielo trovai un buon appartamento e piansi. Fui casto per circa 2 mesi e mezzo, dopo poco tempo entrai a far parte di una compagnia di danza e appena ebbi pianto avevo bisogno di piangere ancora e chiamai la mia attuale compagna, “ciao! Come stai? Sono pronto, sali da me?” in meno di una settimana lei arrivò e facemmo l’amore per vari giorni. Abbandonai il lavoro, diedi uno spettacolo di danza in tedesco, il mio primo spettacolo internazionale. Che supermegaspettacolo!

https://www.youtube.com/watch?v=nj_oLeYmX-I&t=570s (io ero quello con le mutande a strisce).

 

A casa dei miei.

Sono tornato a vivere dai miei genitori, durai pochissimo, avevo bisogno di scappare, decisi di iscrivermi all’albo degli Psicologi, un anno di tirocinio, altri libri di studio, esami ma valeva la pena pur di andarmene di casa.

Albo degli psicologi.

Tornai a vivere a Padova, feci un tirocinio in una scuola di psicoterapia, tutte queste brave ragazze che piangevano mi infastidivano un po’, ad una era morto il gatto, l’altra era stata rifiutata dal fidanzato, l’altra non trovava lavoro, l’altra piangeva perchè aveva litigato con la mamma, non ero pronto per accogliere la sofferenza altrui, troppi anni a negare la mia mi avevano reso poco sensibile, ma stavo imparando.

Andai a vivere in un miniappartamento di 26 metri quadrati insieme alla mia compagna.

Poi ebbi un altro tirocinio, facevo il consulente di formazione interna per una importante azienda informatica, che figata! Organizzavo le persone, le aiutavo, le accompagnavo perso la propria crescita personale e professionale. Bello! Mentre facevo il tirocinio la sera lavoravo in una pizzeria, ero il capo pizzaioli, la cosa divertente era che la pizzeria era al piano terra e il mio monolocale era al primo piano. Spesso il pomeriggio racimolavo qualche soldo aggiustando le biciclette. Finito il tirocinio ho passato un po’ di giorni e un po’ di notti sui libri, ho fatto l’esame di Stato, la commissione d’ esame era incredula nel vedere gli errori ortografici ma sapevo quanto dovevo sapere, così sono diventato ufficialmente Psicologo.

L’associazione psicologi senza frontiere ha accettato di aiutarmi per un viaggi in Senegal, volevo ballare e suonare! Sono stato là con la mia compagna per cercare di capire se la musica e la danza aiutano la relazione interraziale ed è stato molto bello.

Ritorno a Verona. Sapevo che non avrei sopportato vivere in famiglia, c’era un edificio con i muri in cemento, senza piastrelle ne sanitari, non c’era l’impianto elettrico, ne l’acqua, c’era il tetto, le porte e quasi tutte le finestre. La sera facevo il pizzaiolo alcuni giorni facevo il formatore, insegnavo italiano agli stranieri, domavo adolescenti bizzarri, insomma, un po’ di tutto.

Gli altri giorni lavoravo all’edificio, doveva diventare una casa ma intanto vivevo dai miei.

Trasferimento.

Mi trasferii nel mio edificio con la mia compagna, la notte usavamo le candele per farci luce, per lavarci i denti avevamo una bottiglia di plastica piena di acqua, ma nel giro di un anno l’edificio diventò una romantica casetta ricevetti in prestito dei soldi dai miei che restituii nel giro di 2 anni.

Finche’ mi sistemavo lavorativamente, facevo un po’ di tutto, ma soprattutto formazione in italiano per stranieri, comunicazione, tecniche di persuasione, gestione dello stress, sicurezza sul lavoro, progettazione di carriere di professionali, marketing, corsi per pizzaioli meccanica, elettrotecnica, micro lingua italiana per il settore metalmeccanico, informatica di base, insomma… di tutto.

Iniziai finalmente a vedere persone. Praticavo quindi la professione dello Psicologo.

Nel 2012 la principale azienda per la quale facevo formazione fallì lasciando un credito importante di soldi che non ho più visto, mi ha dato fastidio.

Ma ora avevo più tempo e decisi così, di fare qualche cosa di estremamente divertente.

Mio zio aveva 66 anni, da sempre faceva il meccanico. Si alzava alle 10 del mattino andava al bar a prendere il caffè anche se c’erano cinque o dieci persone che aspettavano i suoi consigli.

Alle 10, prima di tutti i suoi clienti, un mattino lo aspettai fuori da casa sua. “Zio: oggi lavoro per te. lui rispose: “Ok,ma non fare domande” e così fu facevo piccole manutenzioni e lavoretti vari in cambio di una mancia ad offerta libera.

Si sparse la voce e ben presto una fila di clienti mi aspettavano a volte non nascondo che ero bloccato, non sapevo come aggiustare un motore o un tagliaerba e cedevo alla tentazione di fare domande: ” Zio come posso fare?” lui puntualmente rispondeva: ” ghe vol ocio par maiar el polame!” io capivo, quindi dopo 4 o 5 tentativi risolvevo autonomamente il problema.

Ghe vol ocio par maiar el polame significa che se ti trovi in difficoltà devi allontanarti dal problema, guardarlo, e poi riprovare, questo ti permette di trovare la risoluzione in modo autonomo, rinforzandoti sia dal punto di vista delle competenze che dal punto di vista delle abilità di Problem Solving. Se rincorri un pollo senza programmarti lui sarà più veloce di te e quando si stuferà di correre, volerà, quindi tu farai la figura del pollo, se mio zio avesse risposto alla mia domanda io non avrei imparato a risolvere i problemi in modo autonomo. Avrei solo aumentato la mia dipendenza.

In effetti aveva tremendamente ragione, il primo periodo faticavo molto, ma poi imparai a risolvere più o meno tutto. Amavo la meccanica, ma preferivo la psicologia

Tornai alla formazione e vidi finalmente le persone esaudire i propri desideri seguendo i miei consigli.

Nel 2013 iniziai a progettare un’altra casa con mio padre e mio fratello. Si trattava di un permesso di costruire ricevuto dopo anni che era stato richiesto, non era il momento per investire ma nemmeno il momento per perdere l’occasione. Progettammo uno spazio grande con finestroni giganti. Inizialmente si trattava solo di un investimento, poi nel 2016 ci siamo arenati. Nel 2017 in accordo con tutta la famiglia ho preso in mano i lavori in modo autonomo per concludere la struttura. Decisi di costruire il Centro Vibrazionale.

Nel 2013 ho espresso il desiderio di avere un contratto a tempo indeterminato, nel 2014 un concorso, nel 2016 ho preso il contratto indeterminato, nel 2018 ho dato le dimissioni.

Nel 2013 ho anche espresso il desiderio di avere un figlio nel 2014 lo abbiamo concepito il 1 Gennaio 2015 è nato, fare il papà lo puoi spiegare a chi ha figli. Se non hai figli non puoi capire.

Nel 2015 ho deciso di diventare sessuologo e nel 2017 lo sono diventato.

Successivamente ho cominciato a frequentare vari seminari di Tantra.

Attualmente amo rotolare nel lettone o correre con mio figlio, dedico a questo la maggior parte del mio tempo libero per il resto danzo, lavoro, insegno, costruisco, accompagno, accolgo, empatizzo, aiuto le persone a diventare quello che vogliono diventare.

Durante il mio percorso ho dedicato molto tempo a conoscere persone di molti tipi, dalla comunità per tossicodipendenti ai danzatori di Berlino ai pizzaioli portoghesi ai musicisti senegalesi agli imprenditori milionari ed ho imparato che non esiste un unico credo, ogni persona ha il proprio modo di vivere ed è giusto che viva al meglio che può. So di non essere umanamente migliore o peggiore di altri. So che ognuno può stare meglio o peggio nel contesto in cui si trova per questo ho imparato a non dare mai niente per scontato.